venerdì, marzo 02, 2012

I figli di mezzo di Dio

«Quello che devi capire è che tuo padre è stato il tuo modello di Dio» dice lui. [...] «Se sei maschio e sei cristiano e vivi in America, tuo padre è il tuo modello di Dio» dice il meccanico. «E se non hai mai conosciuto tuo padre, se tuo padre prende il largo o muore o non è mai a casa, che idea ti fai di Dio?» Qui c'è l'insieme dogmatico di Tyler Durden. Scarabocchiato su pezzetti di carta mentre io dormivo e consegnatomi da battere e fotocopiare sul lavoro. L'ho letto tutto. Probabilmente lo ha letto anche il mio capo. «La fine che fai» dice il meccanico, «è passare la vita a cercare un padre e Dio». «Quello che devi considerare» dice, «è la possibilità che a Dio tu non stia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che ti può capitare.» Il modo in cui la vedeva Tyler era che attirare l'attenzione di Dio per essere stati cattivi era meglio di non ottenere attenzione per niente. Forse perché l'odio di Dio è meglio della sua indifferenza. Se tu potessi essere o il peggiore nemico di Dio o niente di niente, che cosa sceglieresti? Noi siamo i figli di mezzo di Dio, secondo Tyler Durden, senza un posto speciale nella storia e senza speciale attenzione. Se non otteniamo l'attenzione di Dio non abbiamo speranza di dannazione o redenzione. Che cos'è peggio, l'inferno o niente? Solo se veniamo presi e puniti possiamo essere salvati. «Brucia il Louvre» dice il meccanico, «e pulisciti il culo con la Gioconda. Almeno così Dio saprà come ci chiamiamo.» Più in basso cadi, più in alto volerai. Più lontano corri, più Dio ti vuole indietro. «Se il figliol prodigo non avesse mai lasciato casa» dice il meccanico, «il vitello grasso sarebbe ancora vivo.»




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