domenica, settembre 14, 2008

L'arte di vivere. L'arte di soffrire.

I° luglio

Per la cronaca, Peter, è proprio una bastardata andare a dire a tutti che tua moglie fa la cameriera d'albergo. Sì, magari due anni fa faceva la cameriera.
Ora si dà il caso che sia l'assistente responsabile del personale di sala. E' l'"impiegata del mese" al Waytansea Hotel. E' tua moglie, Misty Marie Wilmot, madre di tua figlia, Tabbi. E quasi, poco ci mancava, per un pelo non ha preso il pre-diploma in belle arti. Vota e paga le tasse. E' la cazzo di regina degli schiavi, e tu sei un vegetale col cervello morto e un tubo su per il culo, in coma, attaccato a un fantastiliardo di costosissimi giocattoli che ti tengono in vita.
Caro, dolce Peter, diciamo che non sei nella posizione di dare della cazzo di cicciona sciatta proprio a nessuno.
Nei pazienti col tuo tipo di coma, i muscoli si contraggono tutti. I tendini tirano sempre di più. Le ginocchia salgono verso il petto. Le braccia si ripiegano sulla pancia. Nei piedi, i polpacci si contraggono tanto che le dita si torcono verso il basso, e ti viene male solo a guardarle.
Nelle mani, le dita si piegano finché le unghie non ti si piantano nei polsi. I muscoli e i tendini si accorciano tutti. I muscoli della schiena, gli erettori spinali, si ritraggono e ti tirano la testa all'indietro al punto che quasi arriva a sfiorarti il culo.
Riesci a rendertene conto?
Tu tutto contorto e annodato, è per vedere questo che Misty si fa le tre ore di macchina fino all'ospedale. Senza contare il traghetto. E' con questo disastro che Misty è sposata.
Scrivere questa roba è il momento peggiore della giornata. E' stata tua madre, Grace, ad avere la brillante idea che Misty tenesse un diario del coma. Lo facevano i marinai e le loro mogli, ha detto Grace, tenevano un diario per ogni giorno che passavano lontani gli uni dalle altre. E' una preziosa tradizione della vita di mare. Una gran bella tradizione di Waytansea Island. Dopo tutti quei mesi separati, quando si riunivano, marinai e mogli si scambiavano i diari per mettersi in pari su cosa si erano persi. Su come crescevano i figli. Che tempo aveva fatto. Ogni cosa veniva annotata. Ecco il tran tran quotidiano con cui tu e Misty vi sareste vicendevolmente annoiati a cena. Tua madre diceva che ti avrebbe fatto bene, che ti avrebbe aiutato a elaborare la guarigione. Un giorno, a Dio piacendo, tu aprirai gli occhi e prenderai Misty tra le braccia, bacerai la tua mogliettina devota, e qui dentro ci saranno tutti gli anni che ti sei perso, trascritti con amorevole dovizia di dettagli, i dettagli di tua figlia che cresce, e di tua moglie che ti desidera, e potrai sederti sotto un albero con una bella gazzosa, divertendoti a recuperare il tempo perduto.
Tua madre, Grace Wilmot, farebbe meglio a svegliarsi dal suo, di coma.
Caro, dolce Peter. Riesci a rendertene conto?
A ciascuno il suo coma.

Chuck Palahniuk, Diary, 2003.


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