venerdì, giugno 19, 2009

Il vaccino per la realtà

Bodie Carlyle: Non lo chieda a me. Io non ho mai capito che cosa ci trovasse. Gli altri bambini sniffavano benzina o colla per modellini. Rant invece passava l'estate steso sulla sabbia a pancia in giù vicino a un cespuglio di artemisia. La gente, da queste parti, fa di tutto per evadere dalla realtà, mentre Rant cercava di prepararsi ad affrontarla.
Quelle buche schifose, quei sassi che sollevava di una fessura, quei posti in cui non riusciva a vedere erano il futuro che ci faceva paura. Ogni volta che infilava le mani nel buio e non moriva, Rant aveva un po' meno paura. Si tirava su i pantaloni e alzava un piede. Si sedeva lì, in mezzo al deserto, e infilava il piede nudo nella tana di un coyote, lentamente, come quando ti bagni l'alluce nell'acqua per vedere se è troppo calda o troppo fredda. Io lo guardavo. Rant appoggiava le mani sulla sabbia, chiudeva forte gli occhi, faceva un bel respiro e tratteneva il fiato.
In fondo alla buca poteva esserci una puzzola, un procione, un coyote femmina coi cuccioli o un serpente a sonagli. Prima la sensazione morbida del pelo, o liscia delle squame, il tiepido o il freddo, e poi -zac!- la stretta dei denti, e la gamba di Rant cominciava a tremare. E lui mica la tirava via, come farebbe chiunque, facendo ancora più danno perché i denti stringono forte. No, Rant aspettava che la bocca allentasse la presa. E magari stringesse una seconda volta. Affondasse i denti per bene. E poi mollasse. Annoiata. Poi un piccolo sbuffo di fiato caldo sulle dita. La sensazione di una lingua umida che sottoterra gli leccava il sangue.
A quel punto, Rant tirava fuori il piede dalla buca, con la pelle strappata e maciullata, ma ripulita dalla terra con la lingua. Quella pelle tutta pulita che sanguinava -plic, plic, plic- che gocciolava sangue puro. Con due occhi che vedevi soltanto la pupilla nera enorme, dilatata. Rant si sfilava l'altro calzino, tirava su l'altra gamba dei pantaloni e infilava un altro pezzo nudo di sé nel buio, per vedere cosa succedeva.
Per tutta l'estate le dita dei piedi e delle mani di Rant avevano la pelle strappata, macchiata di sangue ai bordi. Morso dopo morso, goccia di veleno dopo goccia di veleno, Rant si stava preparando per qualcosa di più grande. Si vaccinava contro la paura. Qualunque fosse stato il suo futuro, un lavoro di merda, o il matrimonio, o il servizio militare, sarebbe stato sempre meglio di un coyote che ti mastica un piede.

Chuck Palahniuk, Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey, 2007.


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2 Comments:

Blogger Simone said...

L'ho appena comprato, appena lo finisco ti faccio sapere cosa penso. Vedo che sei più malato di me di Palahniuk.

Saluti ;)

10:38 AM  
Blogger Lo Zio said...

...guarda, da quando ho cominciato a leggere i suoi libri, tutti gli altri mi sembrano completamente "insapori"!... Alcuni li ho trovati vistosamente imperfetti (trame sbilanciate, finali trascinati o sviluppi inadeguati), però sono diventanti una vera e propria "droga", qualcosa di profondamente viscerale!...

12:22 AM  

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